Scuola Media “Bernardo Pasquini” (Massa e Cozzile)

Distanti, mai assenti

Scuola

Scuola Media “Bernardo Pasquini” (Massa e Cozzile)
Istituto Comprensivo “Bernardo Pasquini” (Massa e Cozzile) 

Classe

3C

Docenti

Maria Giulia Fiore, Simona Lenzi

Video in concorso
nella sezione

Argomenti

In un’epoca in cui i giovani sfiorano più tasti che visi, questo progetto si propone di parlare al cuore di tutti usando un linguaggio diverso, poco conosciuto, ma che esiste da secoli: la LIS.
Fino a poco tempo fa era responsabilità delle persone sorde imparare l’italiano. Secondo gli alunni della 3C, però, bisogna pensare a un modello di inclusione in cui gli udenti condividano il piacere, la cultura, l’ampliamento degli orizzonti, i vantaggi cognitivi, l’accesso, lo scambio e anche la poesia trasmessi dalla lingua dei segni. Questo processo è già in atto nella società: è tempo di adeguarvi i materiali e gli strumenti didattici.
È in questo contesto che si sviluppa il progetto “Distanti, mai assenti”, attraverso il quale gli studenti hanno imparato le basi del linguaggio dei segni e allo stesso tempo hanno scritto il testo interpretato nel filmato. La tematica principale è l’inclusione e la moderna solitudine di una generazione sempre più attenta a costruire barriere invisibili sui social; social determinati, a loro volta, a renderla dipendente da un freddo monitor.
Una solitudine amplificata da un maledetto virus al quale i ragazzi, nel video, sapranno tenere testa: perché alla fine sarà sempre la vita a non avere confini.
Il dialogo messo in scena dagli studenti utilizzando la LIS ripercorre il triennio delle medie di uno studente qualsiasi: il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, le dinamiche nella classe, le amicizie instaurate, ma anche quelle piccole gelosie, invidie e rivalità che durante il percorso si possono creare, in un crescendo emozionale che culmina nel saluto a un periodo tutto sommato spensierato.
L’uso della LIS per raccontare tutto questo permette di riappropriarsi di una manualità perduta, e di tornare a usare le dita delle mani non solo per sfiorare tasti, ma anche per acquisire un nuovo dialogo che possa accompagnarli nella vita e per sviluppare l’empatia necessaria a mettersi nei panni degli altri – in questo caso delle persone sorde.